
Per la rubrica: se i mesi dell’anno fossero stati d’animo. Un gioco di fantasia (e anche no), che si spera possa descrivere alcune esperienze emotive che fanno parte della vita ed in cui, magari, possiamo anche un po’ riconoscerci.
Mi accosto a Dicembre con timore, quasi come se stessi per avvicinarmi a qualcosa di delicato e, allo stesso tempo, pericoloso. Spesso, l’ultimo mese dell’anno non è stato portatore di tutta quella serenità che molti si augurano in occasione delle festività. Non che sia sempre stato così, però, si sa come funziona: quando qualcosa accade una volta è facile considerarla frutto della casualità; già dopo la seconda volta, si inizia a raccontarsi una storia e, con il tempo, si finisce per ricordare solo quella. Ecco, la storia che Dicembre porta con sé è quella di una fine dell’anno che spesso ha obbligato a fermarsi. Le ragioni potevano essere molteplici: febbri alte; infortuni; fine di diverse tipologie di relazioni e, ancora, febbri alte. Il risultato, però, era sempre lo stesso: un atto di forza da parte di un di un’entità invisibile (o di un karma non troppo favorevole) che obbligava a stare fermi, a prendersi una pausa, a rallentare, indipendentemente dalla propria volontà. Non sarà mica che bisogna rallentare per poi ricominciare? Ma ricominciare che cosa? Forse, è così che funziona: andare avanti, esperienza dopo esperienza, con brevi o lunghi pit-stop tra finali e nuovi inizi, sempre differenti dai precedenti, perché siamo noi ad essere sempre diversi. Per cui, sento di voler salutare l’anno che verrà prendendo in prestito un brano di Kahlil Gibran. Buona fine, buon inizio e buona vita di esperienze.
“Tutte le cose sono belle e lo diventano ancora di più quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle. L’esperienza è la vita con le ali”
Kahlil Gibran
