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Lo Spazio Senza (Lo Verso e Papa, 1995) rappresenta un momento particolare del cammino verso la crescita ed il cambiamento: una terra di nessuno, in cui si abbandona il noto per l’ignoto, senza ancora sapere cosa quest’ultimo rappresenti. Ci si allontana dai nostri modi abituali, perché fonti di sofferenza, senza però ancora aver trovato nuove soluzioni. È uno spazio difficile da abitare, ma anche terreno di infinite possibilità: possiamo attraversarlo insieme ed insieme trovare la chiave per aprirci alla scoperta di nuovi sentieri e nuove parti di sé.

Lo Verso G. & Papa M. (1995), Il Gruppo come Oggetto di Conoscenza e la Conoscenza del Gruppo. In La Psicodinamica dei Gruppi edited by Di Maria F. and Lo Verso G. Milano, Cortina.

“Io non ero al mondo per fare il poeta, per predicare o dipingere, né questi compiti erano assegnati ad altri. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a se stesso”.
Hermann Hesse

Il proprio Spazio Senza

Perché rivolgersi allo psicologo?

Ogni storia ha il diritto di essere raccontata. A volte, però, capita che la narrazione della nostra vita si inceppi, non fluisca, si blocchi, trovi degli ostacoli interni o esterni che ci provocano sofferenza. Oppure, si sente il bisogno di andare più a fondo, conoscersi meglio, ampliare il racconto della propria vita. Qualunque sia la motivazione, rivolgersi ad uno psicologo permette di essere accolti in uno spazio di ascolto autentico e privo di giudizio in cui, attraverso una buona relazione con il professionista, poter sciogliere le trame delle proprie storie e magari ridare un senso nuovo alle esperienze passate e presenti. Questo rappresenta il mio intento, insieme con l’attenzione a valorizzare l’unicità di ognuno, al fine di favorire la consapevolezza di ciò che magari ci condiziona senza che ce ne accorgiamo. Chi sceglierà di rivolgersi a me, sarà accolto in uno “spazio senza”, libero, in cui potersi raccontare ed iniziare il proprio viaggio di scoperta.