
Per la rubrica: se i mesi dell’anno fossero stati d’animo. Un gioco di fantasia (e anche no), che si spera possa descrivere alcune esperienze emotive che fanno parte della vita ed in cui, magari, possiamo anche un po’ riconoscerci.
Francesco Guccini cantava: “non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore. Mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore”. Agosto è, per eccellenza, il mese capace di rallentare il ritmo delle nostre frenesie: il mese in cui è possibile mettere la quotidianità “in pausa”. La stessa etimologia della parola “pausa” porta con sé i significati di cessare, tralasciare, rallentare, risposarsi. Un tempo in cui poter sperimentare un vuoto che, se si tende l’orecchio per ascoltarlo, può divenire spazio di scoperta ed apertura. Un vuoto che, come affermano gli psicologi della Gestalt, può essere fertile, se si coglie l’occasione di entrare in contatto con se stessi, osservandosi senza giudizio. Con Settembre, quindi, che apre la strada alla ripresa di un tempo scandito ed impegnato, mi auguro che le “stanche lunghe oziose ore” di Agosto, nel caso si abbia avuta la fortuna di sperimentarle, siano state le più noiose e fertili possibili.
Buona fine delle più svariate pause.
