
Per la rubrica: se i mesi dell’anno fossero stati d’animo. Un gioco di fantasia (e anche no), che si spera possa descrivere alcune esperienze emotive che fanno parte della vita ed in cui, magari, possiamo anche un po’ riconoscerci.
Aprile, tiepido calore avvolgente che ricade su aspre piogge torrenziali. Fredde giornate che ripiegano su serate afose. Aprile non sa che il suo avanzare scomposto e imprevedibile si specchia nell’inquietudine dei nostri animi. Soffi vitali così confusi e stanchi. Montagne russe di energie, altalene di umori: “se io fossi”, “se avessi”, “cosa accadrebbe se”… Aprile, notti insonni e mattinate stanche; corpi che si espandono e si assottigliano; braccia scoperte, colli coperti; sospiri, risate; minestre e fragole; boccioli e grandine. Aprile non lo sa e continua ad essere ciò che è sempre stato: un periodo incontrollabile, che fa cadere i fiori e salire i pensieri. Poi guardi fuori dalla finestra, ti affacci dal balcone e respiri la freschezza stanca della sera, puntuale dopo il calore, dopo le piogge. La luce si propaga nel tramonto, gli uccellini suonano una prepotente serenata ,in lotta contro i ruggiti delle auto che rientrano nei loro garage. Di fronte a te le sagome sempre più scure delle colline, addobbate dal tremolare dei lampioni che festeggiano come piccole luci di Natale. E tu fotografi con la mente quell’attimo, inspirando i gelsomini e l’umidità della terra, espirando la vita. Provi una pace che custodirai ogni volta che Aprile materializzerà l’inquietudine della tua anima, domani.
